Non lo so

Alla fine di ogni anno le persone intorno a me fanno bilanci. Io, a parte aver conseguito una laurea magistrale, essermi tatuata il logo dei Black Flag sul braccio e aver attivato Spotify Premium per tre mesi a novantanove centesimi, non ho esaltanti novità. Ricordo anche di aver pregato tantissimo durante un volo. Avevo promesso al mio temporaneo Gesù che mi sarei impegnata in atti di amore e carità se fossi sopravvissuta. Adesso ceno spesso con i miei amici, leggo otto libri contemporaneamente, disprezzo qualunque sconosciuto mi chieda e adesso che farai?, ricevo soldi in regalo, faccio ordini su Amazon e progetto di imparare a guidare. Volo alto sulle ali della libertà (espressione che fa parecchio ridere, in effetti, ma anche parecchio cacare), ogni tanto penso che la solitudine sia una scelta, altre no, poi sto benissimo in questa stanzetta mentre fuori l’ambulante vende chili di frutta a pochi euro. Naturalmente mi ricredo poco dopo, vorrei essere altrove, ad accarezzare una fronte amica al ritorno da un concerto, oppure installata in una comunità collinare di Tribewanted, preparando sapone fatto in casa in mezzo agli asini e a teneri agnellini, dacché è risaputo che il contatto con la natura mitiga abbondantemente il clima di isteria che si stabilisce tra individui malati.

Un’altra cosa che ricorderò con gaudio di questo 2015 è un racconto di mia madre, perciò storia vera e dotata di solide testimonianze. Sfidando il destino e le condizioni fisiche avverse, una signora divorata dall’artrite abbandona momentaneamente l’ospedale dove è ricoverata per inoltrarsi nel boschetto circostante e raccogliere olive. Qualche ora dopo, l’anziana torna con l’aspetto proprio di Beatrix Kiddo quando riesce a sfuggire alla sepoltura coatta imposta da quella troia di Elle Driver, dunque sporca di terra e spiritata per essere caduta rovinosamente, lamentando il fatto che nessuno l’abbia sentita chiedere aiuto, ma continuando a stringere fieramente il suo sacchetto colmo di olive. Olive che poi avrebbe accuratamente salate e poste dentro piattini sul davanzale della finestra.

In tutto ciò, l’altro giorno mia sorella ha chiamato il centro assistenza dell’azienda produttrice del suo depuratore dell’acqua. Mia sorella aveva delle legittime domande per la signorina che ha risposto al telefono. La signorina, molto imbarazzata e con una comprensibilissima volontà di essere inghiottita dalla terra – al contrario dell’ottantenne di cui sopra – rispondeva sempre non lo so, non lo so.

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