Buon lavoro

Es muy muy latino

In un mondo ideale, io non mi sveglio la mattina del 31 dicembre con un’emicrania che dura da tre giorni (e il conseguente sospetto di avere un tumore al cervello, ammesso che siano questi i sintomi del tumore al cervello), ma passiamo oltre. Quest’oggi andrà così: daremo una pulita al mio studio al terzo piano che per l’occasione si trasformerà in luogo atto ad ospitare una festa per esseri umani, monteremo la panna e prepareremo una golosissima crema al mascarpone (casomai non avessimo già sufficienti motivi per essere stroncati da un infarto), matureremo la speranza di non perdere conoscenza in bagno e leggeremo qua e là, se c’è tempo, le Ficciones borgesiane.

La delusione più grande di questi giorni consiste nel mancato reperimento del testo di Italians a go go dei Righeira, cosa che mi sta togliendo il sonno e alla quale forse dovrei iniziare ad attribuire i miei mal di testa. Questo accade quando un artista è estremamente sottovalutato e, giuro, vi punirei per questo. Poi certamente io ho evidenti problemi con lo spagnolo, ma questa è un’altra storia.

Dunque:

Es muy muy latino
amanecer teniendo il ritmo americano-no
después como un marcianos
vagabundiamos todo il dia
esperando que la noche llegara.

Rimandando a momenti migliori un’analisi filologica ed esegetica di questo testo, mi limiterò a ribadire la mia perplessità sulle vostre inspiegabili riserve nei confronti del duo torinese.

Ieri sera, dopo aver visto un famoso film di fantascienza, ho sentito un mio amico virtuale di cui non posso divulgare i dati anagrafici (ma che ha il cognome di un noto cantautore italiano di medio-basso livello) per discutere del suddetto film. Poi abbiamo parlato della questione affitti-a-Bologna, una cosa veramente tragica, dacché questo mio amico virtuale è alla ricerca di un tetto da circa otto mesi. Io ho osservato che forse dovremmo smetterla di rendere l’università accessibile anche alle oche semianalfabete, e lui ha osservato che Bologna ti cambia anche se sei uno che gira in Hogan e maglioncino sulle spalle (a me piace pensare che quel maglioncino sia fucsia, o rosa pesca). Ti cambia nel senso che da tamarro con deficit cognitivi puoi diventare un hipster con deficit cognitivi. Nello specifico, ha menzionato la triade treccine-droga-piercing come paradigma di questo tipo di metamorfosi. Poi abbiamo parlato del capodanno e poi basta, perché era tardi e stavamo schiattando dal sonno. Non l’ho notato subito, ma solo stamattina mentre bevevo il mio latte di soia col caffè: questa triade possiede una perfetta simmetricità. Mentre treccine e piercing sono elementi della sfera estetica dell’individuo, la droga, che sta emblematicamente al centro, è forse il motore propulsivo di tale cambiamento, insieme alle canzoni de Lo Stato Sociale e Le luci della centrale elettrica e alla rivisitazione personale del povero Pasolini.

Il mio amico virtuale, una delle poche persone sul globo terracqueo che non merita il gulag, è anche artefice del mio recentissimo accostamento a Philip K. Dick, del quale forse scriverò più avanti. Nel frattempo è sempre il 31 dicembre e lui si rifiuta di partecipare a delle feste di merda con musica da tinello, mentre io, a qualche chilometro di distanza, faccio pessime figure con il corriere UPS che mi prega di sbrigarmi mentre cerco di recuperare i soldi coi quali devo pagarlo. Buon lavoro, mi dice sarcasticamente il signor UPS quando se ne va, gettando un’occhiata alla mia mise domestica e alle mie babucce cyberpunk.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s