Slow Down

Saltellando qua e là dall’hardcore ebraico newyorkese al mod britannico, dai nuovi ariani alla scuola d’arte di Paul Weller e soci, mi sono resa conto che siamo giunti a metà del rutilante aprile. Cancellata l’esperienza odiosa dell’inverno più freddo, una mano gentile ci ha spinti e radunati in questa specie di primavera senza che ce ne accorgessimo. Lungi dal voler fornire un bollettino meteorologico, mi limito ad osservare l’assoluta perfidia di questa stagione, la quale, come i migliori figli di puttana, ci offre la possibilità di fare bilanci falsati dall’emotività cinguettante tipica dell’aprile sfavillante di colori. Non lasciatevi ingannare, stolti! Aprile, strizzando l’occhio a Brando e Bertolucci, porta sempre con sé un panetto di burro da 250 grammi. Così, mentre state pensando al senso del vostro transito su questa terra, mentre vi state chiedendo come poter trascorrere sereni lustri con la certezza di uno stipendio, mentre costruite sapientemente la consapevolezza del vostro self, mentre magari pensate al vostro Paul Weller ventenne e sudato al di fuori da un contesto musicale – perché ci sta – aprile vi svuota come foste un barattolo di ottima marmellata.

Accade inoltre che se rinunciate a sogni di realizzazione accademica perché siete troppo meticolosi, perché è giusto fare le cose con calma e per bene, perché mamma e papà vi hanno insegnato che essere onesti verso voi stessi e verso gli altri è un dovere, non uno sport da praticare nel tempo libero – disperdendo così mesi di lavoro come ceneri sull’Oceano Indiano – esiste anche chi ha la possibilità di sostenere senza vergogna, in sede d’esame, che un determinato avvenimento storico può collocarsi nel secolo mille.

Allora vi auguro buona fortuna, possa questo aprile sciogliere i grumi e le incertezze. Nel frattempo ci svestiremo e pianificheremo nuove fughe nell’immaginario – solo lì, perché non abbiamo i soldi.

Chissà se ce la faremo, per il secolo mille, a guardarci negli occhi e intercettare un lampo di intelligenza.

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