Capodanno

Quando inizia il vostro anno? Il mio, solitamente, inizia quando lo stato d’animo umbratile si converte in energie cariche di disprezzo. Quando la bottiglia vuota di Acqua Uliveto è rovesciata sulla scrivania perché ho fatto strike con le cuffie bianche, quando i Wire mi sfondano il cervello, quando i libri s’impilano sul comodino e decido che è il caso di finirli. A Capodanno, quello vero, quello istituzionale, postavo foto con hashtag #bellafigheira, mi sbronzavo di prosecco, ballavo vicino al camino (perché i 29 erano vicini), rifiutavo l’invito a distanza di uno sconosciuto ventenne di fumare insieme una sigaretta fuori. Ma ti pare, con questo freddo. E poi ho smesso da più di un anno.

L’ultimo tuffo in piscina risale forse al 2002, l’ultima escursione al bosco al 1999, l’ultima capriola sicuramente a prima del 1997, in luoghi franati e ora cancellati dalle ruspe.

Ve la ricordate la sensazione che si provava durante le cadute? Io no, ma so per certo che fosse bello, perché invece ho perfetta memoria degli istanti che precedevano lo schianto. La luce arancione che illuminava le strade e le folle oceaniche radunate in occasione della festa della Madonna, il marmo bianco e scivoloso di casa di Fabio, la ghiaia grigia che mi avrebbe scorticato le ginocchia. Doveva essere bellissimo, poiché nonostante ci si attendesse di farsi male, non si aveva il tempo di pensarci troppo.

Cosa sono io per te, cosa sei tu per me: una fame d’aria improvvisa durante un live acustico in Campiello Mosca a Venezia, con le piante vomitate dal muretto di una casa a profumare l’ottobre stanco di essere tale.

Quando io e Maria ci immergevamo nell’azzurro acre della piscina, era affascinante il grosso fascio di bollicine che si sprigionava dalla nostra bocca all’urlo subacqueo di “buttana”.